La scienza che studia gli insetti si chiama entomologia: cosa fa l’entomologo e quando chiamarlo davvero

DiAnna Tauri

Set 2, 2026
Un entomologo osserva con la lente d'ingrandimento un insetto su una foglia

Tra il 907 e il 960 d.C., in Cina, un investigatore risolse l’omicidio di un uomo osservando dove si posavano le mosche sul corpo: è il primo caso documentato in cui gli insetti hanno fornito una prova in un’indagine. La scienza che studia gli insetti si chiama entomologia, e quell’episodio ne anticipa una delle branche moderne, quella forense. Oggi però l’entomologo non lavora solo per i tribunali: dice a un condominio se la ditta di disinfestazione ha fatto bene il suo lavoro, a un’azienda alimentare se i controlli sugli infestanti bastano, a chi ha un giardino se conviene trattare o aspettare. Vale la pena conoscere che cosa studia questa disciplina, come si diventa entomologi e in quali casi la consulenza ripaga la spesa.

La scienza che studia gli insetti: che cosa comprende l’entomologia

L’entomologia è una branca della zoologia, la scienza che studia gli animali, e si occupa di un solo gruppo, la classe degli Insetti: coleotteri, farfalle, mosche, api, formiche, cimici e qualche altro milione di specie, la maggior parte delle quali non ha ancora un nome scientifico. Le altre scienze naturali si dividono il resto del mondo vivente con la stessa logica: gli organismi vegetali li studia e li classifica la botanica, i rettili sono il territorio dell’erpetologia, i funghi della micologia. Sapere come si chiama chi studia cosa non è un gioco da cruciverba: se in giardino le rose si riempiono di afidi serve un entomologo o un agronomo, se il problema è un’infestazione di topi serve altro.

Il peso degli insetti nella vita quotidiana è sottovalutato. Alcune specie trasmettono malattie: la zanzara tigre (Aedes albopictus) è vettore di Dengue e Chikungunya, le zanzare del genere Anopheles di malaria, e la West Nile viaggia sempre per via di punture. Altri insetti finiscono direttamente nel piatto: integrano in modo sistematico la dieta di circa due miliardi di persone, soprattutto in Asia, Africa e America Latina, con un interesse cresciuto di recente anche in Europa. E una fetta enorme della frutta e della verdura che mangiamo esiste perché un insetto ha impollinato il fiore. Studiarli, insomma, non è un hobby da collezionisti.

Dalle mosche del tribunale cinese alla mosca dei laboratori

Il caso cinese dell’era delle Cinque Dinastie rimase isolato per secoli, ma il principio fu messo nero su bianco nel 1247, quando Sung Tz’u pubblicò un manuale di investigazione che raccoglieva anche osservazioni sugli insetti presenti sui cadaveri. In Europa la svolta arrivò nel 1668 con Francesco Redi, medico toscano, che confutò sperimentalmente la teoria della generazione spontanea: secondo la credenza del tempo le mosche nascevano dalla carne marcia, mentre Redi dimostrò che nei vasi coperti con una garza le larve non comparivano, perché gli adulti non potevano deporre le uova. È uno dei primi esperimenti controllati della storia della biologia, ed è nato studiando una mosca.

Le mosche, del resto, non hanno mai smesso di essere al centro della ricerca. La Drosophila melanogaster, il piccolo moscerino che compare attorno alla frutta troppo matura, è il modello più studiato nella ricerca biologica: su di lei si è costruita buona parte della genetica moderna, perché si riproduce in fretta e ha un patrimonio ereditario facile da seguire di generazione in generazione. E a proposito di frutta: se le mosche si posano sul cibo appena lo scarti, è perché assaggiano con i piedi. Sulle zampe possiedono sensilli gustativi, minuscoli recettori che dicono loro in un attimo se quella superficie è commestibile.

Cosa fa un entomologo oggi: tre mestieri in uno

Il primo mestiere è quello forense, che a sua volta si divide in tre rami. L’entomologia urbana entra in gioco nelle controversie su infestazioni di edifici, per esempio quando bisogna stabilire se i tarli di un mobile antico erano attivi prima o dopo una ristrutturazione. Quella dei prodotti immagazzinati si occupa di derrate alimentari contaminate, dal pacco di pasta con le farfalline al silo di cereali. Quella medico-legale lavora con le indagini, dove i primi arrivati sulla scena sono quasi sempre Ditteri e Coleotteri, mosche e scarabei, il cui ciclo di sviluppo è un orologio biologico.

Il secondo mestiere è l’entomologia applicata, quella che serve a chi produce o gestisce spazi verdi. Qui il concetto chiave è la lotta integrata, in inglese Integrated Pest Management: un approccio che usa insetti utili come predatori e parassitoidi dei dannosi, metodi agronomici come la rotazione e la consociazione di colture diverse, trappole ai feromoni (le sostanze con cui gli insetti comunicano) e solo alla fine, se serve, il chimico mirato. Il parametro che decide è la soglia economica di danno: sotto un certo livello di infestazione il danno costa meno del trattamento, e la scelta giusta è non intervenire.

Il terzo mestiere è la ricerca di base, dai laboratori di genetica ai musei di storia naturale. Gli strumenti cambiano poco nella sostanza: retino e trappole attrattive per catturare, stereomicroscopio per osservare i dettagli che distinguono una specie dall’altra, chiavi di identificazione per risalire al nome esatto. Perché è lì che si gioca tutto il mestiere: dire “c’è una processionaria” o “è una semplice nottua” non è la stessa diagnosi.

Come si diventa entomologo: la risposta sincera arrivata sul forum

Nel gennaio 2012 un ragazzo di terza media scrisse sul Forum Entomologi Italiani chiedendo che scuola superiore scegliere per fare questo lavoro. Le risposte, arrivate da chi ci stava passando, furono oneste fino alla crudezza: uno studente di quinta agraria gli scrisse che l’entomologia non ti dà da mangiare, che vivere da entomologo ricercatore è praticamente impossibile e che il percorso è lungo e pieno di incroci. Aveva ragione nel merito della forma: in Italia non esiste una laurea in entomologia. Ci si arriva attraverso corsi in discipline biologiche, dove si studiano zoologia, fisiologia, anatomia, ecologia, genetica e biochimica, oppure attraverso agraria, che offre l’insegnamento di entomologia agraria e porta più in fretta verso il lavoro applicato.

La fotografia scattata da quel forum vale ancora: la ricerca pura paga poco e i posti sono pochi, mentre la domanda vera di competenza entomologica sta altrove, nelle verifiche tecniche, nella difesa delle colture, nei controlli per le aziende. Chi vuole farne un mestiere oggi punta di solito lì: meno romantico del cacciatore di farfalle, molto più solido.

Quando la consulenza entomologica ripaga in casa e in giardino

La consulenza indipendente ha senso in tre situazioni concrete. La prima è il condominio che deve giudicare il lavoro di una ditta: i clienti abituali degli studi di consulenza sono enti pubblici, aziende e privati, e tra i privati i condomini sono tra i più frequenti proprio perché devono verificare se i servizi di controllo commissionati sono stati eseguiti bene. La seconda è l’azienda alimentare, che nelle sue procedure di autocontrollo igienico deve dimostrare con documenti alla mano che gli infestanti sono monitorati: lì l’entomologo firma il verbale che il disinfestatore da solo non può firmare, perché controllore e controllato non possono coincidere. La terza è l’infestazione che nessuno riesce a identificare: punture misteriose, polveri sospette, danni che tornano dopo ogni trattamento.

Il conto si fa in fretta. Prendi un condominio con le cantine a rischio: la ditta propone tre trattamenti l’anno, e per interventi di questo tipo la spesa va in genere da qualche centinaio di euro in su a seconda delle superfici. Con una stima prudente di 400 euro a trattamento fanno 1.200 euro l’anno. Prima del rinnovo, l’amministratore paga una verifica indipendente: le pagine di consulenza del settore indicano tariffe a partire da 70 euro l’ora più IVA, con consulenze telefoniche a prezzi inferiori, quindi due ore tra sopralluogo e relazione costano 140 euro più imposta. Se la relazione accerta che un solo trattamento era davvero necessario, l’anno dopo la spesa scende a 400 euro: tolto il costo della verifica, il condominio ha risparmiato circa 660 euro. La formula da rifare con i propri numeri è questa: trattamenti proposti per costo a trattamento, meno trattamenti effettivamente necessari per costo a trattamento, meno ore di consulenza per tariffa oraria.

In giardino il ragionamento è lo stesso, solo spostato sulla soglia di danno: qualche afide sulle rose non giustifica un insetticida, perché le coccinelle e gli altri predatori spesso sistemano la faccenda da soli, mentre un attacco di processionaria sui pini vicino a dove giocano i bambini va trattato senza discutere. Quando invece l’infestante è noto e il lavoro è semplice, un nido di vespe nel cassonetto della tapparella, il disinfestatore basta e avanza: pagare un esperto per certificare l’ovvio è denaro sprecato.

A guardare la stessa scena dalla scrivania opposta c’è la ditta di disinfestazione seria, quella che lavora su diagnosi e non su calendario. Per lei una verifica indipendente non è una minaccia ma un attestato gratuito: se la relazione conferma che il trattamento era necessario ed è stato eseguito bene, quel documento vale più di qualsiasi preventivo. Chi vende passate a scadenza fissa senza guardare se l’infestante c’è ancora, invece, è il primo a sperare che nessuno chiami un entomologo.

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Di Anna Tauri

Scrivo per creare connessioni. Questo è ciò di cui parlano la mia vita e le mie parole.